Papapveri, campi della Grande Guerra (c)Westtoer apb
Un’escursione lungo i “Flanders Fields”
Cycling a long the Front in Flanders Fields - ©Milo-Profi

Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri
tra le croci, fila dopo fila,
che ci segnano il posto; e nel cielo
le allodole, cantando ancora con coraggio
volano appena udite tra i cannoni, sotto.

Riccardo Venturi (2004) da “In Flanders Fields” di John McCrae (1915)


Nel 2014 cade il centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale che mise a ferro e fuoco le Fiandre Occidentali. Esistono senz’altro mille modi di ricordare la Grande Guerra, noi lo abbiamo fatto in bici, pedalando da Poperinge via Ieper e fino a Zonnebeke. Così, per comprendere appieno un passato di guerra e pedalando riuscire a metabolizzarlo più facilmente. Un giro in bici che tocca il cuore di ben tre generazioni. Seppe, appena 10 anni, ha subissato di domande papà Bram e nonno Paul, mentre la sorellina Madeleine, solo 3 primavere e mezzo di vita, ammira spensierata ogni cimitero.

Poperinge

Poperinge
Partiamo dalla piazza del Mercato di Poperinge. Mentre noi, ragazze coraggiose, andiamo alla ricerca delle celle dei condannati a morte, gli uomini del gruppo, dal nipote al nonno, decidono di aspettarci tranquilli seduti in un bar. Ci addentriamo in piccole celle anguste in cui tanti soldati hanno vissuto ore di terrore. Alcuni vi sono rimasti solo una notte, altri vi hanno trascorso gli ultimi momenti di vita in un mondo completamente impazzito, per essere ad un certo punto giustiziati nella piazza adiacente. Gli studenti inglesi in visita e la mia piccina restano attoniti.

Ancora scosse ci riuniamo agli altri sul Mercato per fare rotta verso la vicina Talbot House. Un’esperienza fortunatamente più allegra. Questo “Every Man’s Club” voleva essere una casa di accoglienza per i tanti soldati inglesi ed aiutarli a dimenticare per quanto possibile la guerra. Non c’erano distinzioni di rango o di ceto sociale. Chi voleva prendere in prestito un libro, lasciava il suo chepi in pegno e sotto il tetto a punta, nella “Upper Room” poteva anche ascoltare una messa. “This house is not only about war, but also about peace and friendship”, racconta la coppia inglese che ci accoglie cordiale. Per tre settimane sono loro i volontari gestori, seguiti poi da nuovi volontari britannici che li sostituiranno. Un’eterna staffetta che sottolinea il carattere britannico della Talbot House.

Libby e Ken adempiono ai propri doveri con grande brio. “Siamo venuti qui la prima volta quattro anni fa, ero ancora insegnante. Ora sono pastore anglicano e volevo dare un mio personale contributo all’iniziativa”, spiega Ken, mentre la moglie Libby ci offe un’impeccabile tazza di tè. Mentre Ken ci svela la breve storia delle Talbot House, la parte giovane del gruppo scappa nel giardino inglese per giocare a nascondino. Quando lasciamo la casa dei soldati, facciamo una rapida capatina nella panetteria di fronte. Qui, alla panetteria Sansen, vendono la tipica torta Mazarine, un dolce con una storia alle spalle. Il primo esemplare fu messo in vendita ormai più di mezzo secolo fa e la ricetta è rimasta invariata per tutto questo tempo. Un prodotto locale ufficialmente riconosciuto con tanto di albero genealogico.

Una piccola deviazione verso Lijssenthoek

Cimitero Militare di lijssenthoek ©Joost Goethals
Dopo esserci concessi la deliziosa leccornia, è tempo di pedalare e allunghiamo subito il nostro itinerario deviando in direzione di Lijssenthoek. Con oltre 10.000 lapidi, il più grande cimitero ospedaliero del cosiddetto “saliente di Ypres”. Cifre da capogiro. Il nuovo centro per i visitatori riesce a spiegare i terribili numeri attraverso gli schermi interattivi. Così, ad esempio, si può dare un’occhiata a diari privati, lettere ed effetti personali dei soldati. Persino lo stretto sentiero verso il cimitero aiuta a comprendere a fondo il senso di quei numeri. Trascinandosi lungo il sentiero che conduce all’ingresso del cimitero, Seppe scopre cosa significano le tante strisce su quell’infinita fila di pali. E quando nota che proprio il giorno del suo compleanno ci furono tantissimi morti, si blocca. Dopo un po’ si addentra con reverenza attraverso i corridoi verdi, colpito da quanto accaduto. Nonno Paul lo prende sotto la sua ala protettrice e passo dopo passo scoprono che il cimitero accoglie non solo belgi, inglese, francesi, ma anche tedeschi. “La morte è uguale per tutti”, sospira saggio nonno Paul.

Ypres

Cerimonia Last Post ©Westtoer
Pochi chilometri più avanti ci attende Ypres. Ma prima dobbiamo pedalare un po’. Superiamo piccole cappelle votive, saliamo e scendiamo per poi risalire e riscendere. Siamo felici quando finalmente raggiungiamo le famose mura di Ypres e possiamo finalmente abbandonare i pedali. Prendiamo l’itinerario per ciò che è, mettiamo da parte il nostro destriero di metallo e procediamo a piedi sulle tracce di 5 milioni di soldati che attraversarono la città diretti al fronte. Per quattro anni, dall’ottobre 1914 all’ottobre 1918, il campo di battaglia rimase fermo a pochi chilometri dal centro. Con tutte le conseguenza del caso. Verso la fine della guerra non c’era più neanche una casa in piedi ad Ypres.

Il nuovissimo In Flanders Fields Museum ti immerge nella Grande Guerra attraverso le più moderne tecnologie e ti catapulta nei tempi che furono. Non proprio cibo per i denti della piccola, ma il fratello Seppe rimane ad occhi sgranati. Per fortuna Madeleine si fa subito prendere dall’Arco di Menin e dai nomi dei 54.896 soldati dispersi. “Quei cavalieri sono tutti morti?” Seppe serra le labbra. Sua sorella non capisce nulla della guerra e soprattutto non può neanche aspettare che The Last Post venga suonato alle 20.00. Che tutti i giorni senta suonare la campanella della scuola non importa. Urge allora una distrazione e riusciamo a trovarla nel pub ‘t Klein Rijsel. Mentre ci godiamo una birretta ed un caffè corretto, fratello e sorella se ne vanno fischiettando al vicino museo.

Zonnebeke

Cimitero ©Joost Goethals

La strada tortuosa verso Zonnebeke ci conduce lungo relitti di guerra, ma anche paesaggi magnifici. Incantevoli ruscelli intrecciano il nostro percorso, alternandosi con muti cimiteri. Allegria e dolore sembrano procedere di pari passo nelle Fiandre Occidentali. Per quanto nel Memorial Museum Passchendaele 1917 ci sia ben poco di allegro. Il museo è dedicato alla battaglia di Passendale, una battaglia di 100 giorni in cui 500.000 militari rimasero feriti o uccisi. E tutto per conquistare meno di 8 chilometri di terreno. Guardiamo foto e filmati e gironzoliamo in un antro sotterraneo completo di quartier generale, sale dormitorio e posti di lavoro. Sopra non era rimasto niente ed allora inglesi, australiani, neozelandesi, canadesi, vivevano sotto terra, come talpe. Aneliamo ad un po’ d’aria fresca e allunghiamo il nostro percorso con un piccolo extra: ‘The Road to Passchendaele’.

Il vecchio percorso ferroviario collega il museo con il Tyne Cot Cemetery, nostra destinazione finale di oggi. Il momento che Seppe attende con ansia sin dal mattino, perché l’anno scorso è stato qui in gita scolastica e dunque può farci da guida. Un ruolo che svolge impeccabilmente. Nel piccolo centro per i visitatori Seppe ci accompagna verso il belvedere panoramico da cui si vede il campo di battaglia come lo videro i tedeschi quel lontano 4 ottobre 1917. Un po’ più avanti ci attendono foto grandi e piccole che ci fanno rabbrividire. A sinistra Passendale prima della battaglia, a destra dopo. Ciò che rimaneva è una distesa desolata in cui neanche più un sasso era in piedi. Non abbiamo molto tempo per rimuginarci su, la prole corre già fuori per vedere con i propri occhi il più grande cimitero britannico sul continente europeo. Il sole splende e ce la prendiamo comoda gironzolando tra le tombe. Dietro di noi un imponente muro su cui sono incisi i nomi di ben 35.000 soldati dispersi. La commozione non risparmia nessuno.

Back to top