Pala d'altare Portinari - Hugo van der Goes - [Public domain], via Wikimedia Commons

Da sempre, le Fiandre sono naturalmente caratterizzate da una ricca e variegata vita culturale. Le città d'arte fiamminghe (Anversa, Gent, Bruges, Lovanio, Mechelen) e Bruxelles abbondano di testimonianze architettoniche e musei che raccontano il talento di grandi artisti del passato e del presente. Molte opere sono parte del patrimonio dell'UNESCO, come la Grand Place di Bruxelles, i numerosi "belfort" (torri campanarie) e i beghinaggi di varie località. I capolavori di Rubens, Van Dyck, Jordaens, Khnopff, Ensor, Magritte e di altri celeberrimi maestri conferiscono ai musei fiamminghi uno spirito perennemente vibrante.

I Primitivi Fiamminghi

Adorazione dell'Agnello Mistico - Jan Van Eyck (Reproduction) - ©Lucasweb.be

Dedicare qualche giorno alla scoperta delle città che rappresentano la culla della pittura fiamminga può essere un'esperienza esaltante per chi ama le arti figurative. Bruges è ancora oggi città medievale intatta, come potremmo ammirarla sul fondo di un dipinto di Jan van Eyck o di Roger van der Weyden o di Hugo van der Goes e il suo Museo Civico conserva spettacolari opere di Hans Memling. Gent ospita nella sua cattedrale l'espressione suprema dell'arte fiamminga del '400, il Polittico dell'Agnello Mistico di van Eyck.

Ma chi erano i Prinmitivi Fiamminghi? Il termine è un tributo alla migliore produzione artistica del tardo medioevo e del periodo che anticipa il Rinascimento, che vede nella pittura a olio la tecnica che ha agevolato la fama di questa schiera di talenti che l'hanno adottata e migliorata. Per quanto sia aperto il dibattito circa la paternità di questa tecnica, è universalmente accettato che la vera rivoluzione che i Primitivi Fiamminghi apportarono non fu nella composizione dei colori quanto nella tecnica di stesura e nella rappresentazione della luce. Si può dire che per la prima volta la luce faccia qui il suo vero ingresso nell'arte pittorica, da cui deriva il preciso espediente, divenuto poi marchio di fabbrica "fiammingo", della pittura d'interni: la scena è sempre rappresentata all'interno di un edificio, con una fonte luminosa ben precisa che contribuisce a un effetto innovativo e straordinario per l'epoca, che potremmo definire fotografico.

La pittura ad olio

Trittico - Rogier Van Der Weyden © Dierk Schaefer

Una nota "leggenda" narra che Jan van Eyck, dopo aver dipinto una tavola, la verniciò con cura prima di metterla ad asciugare al sole. Dopo qualche ora, l'artista constatò che la tavola appariva irrimediabilmente rovinata dalle crepe, addirittura spezzata in alcuni punti. Era necessario trovare una soluzione che consentisse alle trasparenze di preservarsi nel tempo. Gli esperimenti di van Eyck per creare nuovi prodotti iniziarono con la bollitura di miscele di oli e quelli di lino e di noce risultarono i più seccativi di tutti; miscelati ad altre misture gli regalarono la vernice che sognava. La notizia si diffuse ben presto in Europa ma van Eyck non volle condividere la sua scoperta. Dipingeva in solitudine affinché nessuno potesse carpirne i segreti.

Quando fu anziano, decise che il più meritevole dei suoi allievi fosse informato e istruito sull'uso dei colori a olio: fu così che Roger van der Weyden divenne il più insigne successore di van Eyck. Si racconta che dall'Italia Antonella da Messina, entusiasmato dalla potenzialità dei colori a olio, partì per le Fiandre per ingraziarsi van Eyck e per approvvigionarsi il più possibile. Un dubbio sorge immediatamente: quando van Eyck morì, Antonello era ancora bambino e non dipingeva... Per questo in molti sostengono che Antonello in realtà non abbia mai raggiunto le Fiandre ma che sia stato istruito da van der Weyden che nel 1449 si trasferì a Ferrara per insegnare a dipingere a olio.

Il secolo d'oro

Autoritratto P.P. Rubens © Antwerpen Rubenshuis - collectiebeleid | Casa di Rubens Anversa

Anversa tra il XVI e XVII secolo divenne un importante centro commerciale e mercantile, surclassando le medievali potenze di Gent e di Bruges. Le sue confederazioni delle arti (le Gilde) accumulavano ricchezza, prestigio e potere; in quel tempo la Spagna (dominatrice dei Paesi Bassi Spagnoli), grazie alle nuove colonie americane, era un paese ricchissimo, l’Inghilterra viveva la sua età più florida, Venezia era ancora una potenza nel commercio delle spezie, l’Italia viveva il rinascimento e le Fiandre producevano e commerciavano lane, tessuti, arazzi. Molti di questi scambi passavano per il porto di Anversa, rendendola sempre più florida.

Le Gilde di Anversa divennero finanziatrici degli artisti del tempo, considerati gli unici capaci di rendere visibile la loro nuova potenza e il loro aumentato prestigio. Fu un periodo di grande produzione artistica, con uno stile nuovo, nato dalla sintesi tra l’influenza dei grandi Maestri italiani e la tradizione dei Primitivi fiamminghi e della dinastia dei Bruegel, uno stile che si può dire sintetizzato nell’opera di Pieter Paul Rubens, di Antoon Van Dyck e degli altri che sempre più lasciarono il manierismo per addentrarsi nel barocco.

I Ritratti

Maddalena che legge - Rogier Van der Weyden © https://creativecommons.org - licenses by 2.0

E'relativamente semplice spiegare come Bruges, la città fiamminga più vicina alla Borgogna, diventò una strategica fucina di molteplici attività, tra cui lo sviluppo artistico: residenza dei Duchi di Borgogna, era culla del prestigioso Ordine del Vello d'oro e partner della Lega Anseatica, un vero centro focale per gli scambi commerciali e principale riferimento in Nord Europa per i banchieri italiani. Furono soprattutto i mercanti più ricchi ad incrementare la domanda di opere d'arte. Molti di loro amavano ostentare la propria disponibilità costruendo cappelle che adornavano di dipinti tra cui era predominante la richiesta di opere a soggetto religioso. Ben presto, tuttavia, divenne in voga includere un ritratto dei ricchi committenti: apparivano quasi sempre in posa devota, circondati da tappeti, broccati e quant'altro contemplava il lussuoso piacere dell'epoca.

Dai tratti somatici alle pieghe degli abiti, la capacità minuziosa di riprodurre qualunque elemento determinava il talento di un artigiano. Vezzo dei ricchi mercanti, il ritratto fu presto apprezzato anche dalla nobiltà, offrendo nuove possibilità per i pittori. Alcuni di loro iniziavano a sperimentare un altro modo di visualizzare i soggetti: non di profilo, non frontale, ma a tre quarti, una rappresentazione del punto di vista che consente di cogliere maggiori dettagli della fisionomia di uno stesso volto. Questa tecnica innovativa è irrimediabilmente connessa all'eccellenza dei ritrattisti fiamminghi dell'epoca: Roger van der Weyden, per esempio, era specializzato nell'immortalare personaggi dell'aristocrazia. I suoi celebri ritratti custoditi a Bruges e Gent sono caratterizzati da uno spirito geometrico intriso di un forte rigorismo religioso e da un'elevatezza morale percepibile dai busti piramidali, dalle direttrici degli abiti e dei copricapo. Nella loro pienezza formale, i ritratti di van der Weyden catturano l'osservatore svelando la complessità di un mondo e di un'epoca carichi di vibrante "tensione", connessa all'incontro tra creatività, moralità e benessere economico.

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